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Bussola, mappamondo e tesoro

Sapete cosa ha detto il tecnologo e futurista Paul Barron?

“Uso i social media come un generatore di idee, un mappamondo e una bussola strategica per tutte le nostre iniziative commerciali online.”

Oggi vi voglio parlare di un elemento fondamentale nella nostra comunicazione sui social: gli hashtag.

Vi ho già parlato degli hashtag in due precedenti articoli del blog.

In “Aprire finestre e portali grazie ai tag”, se vi ricordate, vi spiegavo una chiave di lettura diversa degli hashtag, io le definisco delle finestre virtuali che possiamo aprire verso nuovi mondi di conversazioni, mentre nella puntata “Il vostro marchio distintivo”, mi sono focalizzato sugli hashtag di brand, quelli chiave per dare riconoscibilità alla vostra comunicazione.

Con questo articolo concludo la trilogia di post su questo tema, parlandovi degli hashtag di contenuto.

Gli hashtag di contenuto sono degli hashtag a corollario della vostra comunicazione che vi permettono di farla scoprire a chi sta seguendo un certo tema o argomento e vi scopre un po’ per caso.

Gli hashtag di contenuto sono legati al tema e all’argomento del contenuto del post, sono delle etichette che meglio lo caratterizzano e ne connotano la posizione dal punto di vista dell’autore del singolo post.

Sono trasversali a tutto il mondo della comunicazione e l’elemento che comanda e che li identifica è il tema del contenuto: come se volessimo dire con quel tag aggiunto in coda al post, questo testo interessa nello specifico alle persone che seguono un argomento particolare.

Quanti e quali hashtag si dovrebbero inserire nei propri post?

Prima di rispondervi a questa domanda facciamo un salto nel passato, alla fine degli anni 90: in quel periodo i motori di ricerca erano molti più semplici e spartani. Google era appena stata fondata e avremmo avuto bisogno di qualche anno per apprezzare anche noi questo motore di ricerca in Italia.

In quel periodo nasceva la disciplina della SEO, acronimo per Search Engine Optimization, una materia complessa che studia come migliorare il posizionamento del proprio sito sui motori di ricerca.

Erano gli anni degli mp3 gratis, dei film gratis, del sesso gratis: qualsiasi sito che citava combinazioni di queste parole chiave aveva buone possibilità di essere in prima pagina; all’epoca non c’erano ancora sofisticati sistemi di analisi del contenuto dei siti per determinare se le parole chiave fossero o meno coerenti con il contenuto dell’articolo: i motori di ricerca, parlo di Altavista, Metacrawler, Yahoo erano più semplici e manipolabili.

La keyword density, ossia il numero di volte che una certa parola compariva in una pagina di un sito web, era determinante per il suo posizionamento e di nuovo, c’è stato un periodo dove bastava scrivere una ventina di volte mp3 gratis, immagini gratis, film gratis, sesso gratis per guadagnarsi le prime posizioni.

Poi qualcosa è cambiato:

  1. è arrivato Google
  2. sono stati impiegati degli algoritmi in grado di analizzare in modo più strutturato il contenuto delle pagine.

E’ finalmente possibile determinare gli argomenti di cui parlano i siti web senza basarsi sulle parole chiave, inserite a forza in ogni articolo.

Oggi sui social network sta accadendo qualcosa di simile: l’intelligenza artificiale di Facebook, Instagram e Twitter è in grado di stabilire in automatico il contenuto delle vostre immagini.

Se prima gli hashtag servivano quindi per determinare il contenuto dei post e il taglio particolare che se ne voleva dare, oggi questa funzione è parzialmente inutile e si iniziano a vedere su Instagram tanti post senza nemmeno un hashtag.

Attenzione non sto dicendo che gli hashtag siano superflui o che stiano scomparendo, ma che si stanno evolvendo: così come ora è molto difficile fregare Google con dei contenuti scritti ad hoc per manipolare il posizionamento sui motori di ricerca, allo stesso modo sui social, usare hashtag studiati ad hoc per attirare utenti facili nella propria rete, non servono a nulla, anzi rischiano di farvi cadere nel shadowban, una sorta di limbo in cui potrebbe cadere il vostro profilo e da cui è complicato uscire.

Quindi, evitate gli hashtag acchiappa like, funzionano molto meno di un tempo, perché oggi gli algoritmi dei social network prestano molta più attenzione alla coerenza con i contenuti delle foto.

Quanti e quali hashtag si dovrebbero inserire nei propri post?

Anche se su Instagram potete arrivare a 30 hashtag, assestatevi su una media di 10/15 hashtag, su Linkedin e Twitter, usatene una media di 3 per post.

Ci sono degli hashtag che funzionano meglio di altri?

Nel mondo del libro ce ne sono diversi che funzionano bene e che si possono trovare di frequente nei post sia di bookinfluencer che case editrici, librerie, scrittori e lettori; tra gli esempi: #libridelgiorno #libriconsigliati #citazionilibri #librisulcomodino #romanzidaleggere.

C’è anche un altro insieme di hastag che funziona, quelli “geolocalizzanti”, penso a #milano, se ad esempio il libro giallo di cui state parlando è ambientato in questa città, o, prendendo spunto da un argomento di questi giorni, meglio ancora #giallomilanese che è usato dalla casa editrice Excogita per il suo concorso annuale sui racconti gialli ambientati appunto a Milano.

Gli hashtag e la taggatura dei contenuti sono in continua evoluzione, i social stanno già sperimentando di sostituire la taggatura dei luoghi con la geolocalizzazione automatica contenuta nei metadati delle foto stesse.

Tornando sugli hashtag, se vi occupate di recensioni di libri, tra i più utilizzati ci sono ad esempio #lettidavoi usato dalle case editrici per condividere le recensioni dei propri lettori oppure #recensionivelocidilibri o #bookstagramitalia che identificano la community che ruota intorno al libro.

Sono diversi gli esperti che nell’ultimo periodo stanno ipotizzando una fine imminente per gli hashtag, almeno per come li conosciamo e li abbiamo usati negli ultimi tredici anni.
A dare sostegno alle loro affermazioni c’è una semplice domanda: quante volte, vedendo un hashtag, voi da utenti avete cliccato su un hashtag?

La risposta di solito è limitata ad una manciata di volte a settimana.

So cosa state pensando: ma se a breve i social usassero solo intelligenza artificiale e machine learning per taggare i post e abolissero gli hashtag? Questo stesso mio contributo non sarebbe a breve obsoleto?

No, non credo, forse cambierà il modo con cui i social network interpreteranno i nostri contenuti, ma avremo sempre la funzione di ricerca, potremo essere noi a scrivere parole che il social di turno interpreterà come immagini o forse saremo noi direttamente a caricare immagini per ricevere in cambio immagini, un po’ come già facciamo con Google Immagini.

Quindi, qual è allora la forza degli hashtag?
Gli hashtag, prendendo spunto dalle parole di Barron sono “un generatore di idee, un mappamondo e una bussola strategica”.

Gli hashtag sono un aiuto prezioso per la gestione dei social, vi possono aiutare a trovare spunti, a scoprire nuovi filoni di contenuti da condividere e con i quali interagire e se li sapete interpretare, indicano anche una direzione verso cui gli utenti stanno andando.
Quale direzione, chiederete voi?

Facile: con un mappamondo e una bussola, di sicuro, si va in cerca del tesoro e il tesoro sono i fan e follower che vi troveranno grazie ad una pianificazione attenta dei vostri contenuti.

In bocca al lupo!

 

Se preferite potete ascoltare questo contenuto anche in formato podcast: “Bussola, mappamondo e tesoro” lo trovate su Spreaker e sulle altre piattaforme online, Spotify, Apple Podcast, Google Podcast.

 

Photo by Al Soot on Unsplash

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