Contenuti liquidi

Sapete chi ha parlato di mondo liquido-moderno?

Il filoso e sociologo Zygmunt Bauman.

Complici sia questa frase che il mare calmo di questi giorni, oggi ho deciso di parlarvi di contenuti e in particolare di contenuti liquidi.

Uno dei concetti più importanti che condivido nei miei corsi è che il libro deve diventare un contenuto liquido.

Cosa significa esattamente?  Vi invito a fare un passo indietro e tornare indietro nel processo di lavorazione del libro al momento della stesura del testo.

Quando un autore scrive il suo romanzo, il suo saggio, la sua biografia, la sua ricerca, svolge questa attività in una gabbia ben precisa, con indicazioni minuziose da seguire e a cui attenersi; sono indicazioni che parlano la lingua delle dimensioni solide, base per altezza per numero di pagine. Questa gabbia, che per certi versi potrebbe aiutare a contenere l’autore, a guidarlo verso una direzione, potrebbe invece anche imprigionarne la creatività e di conseguenza condizionare il risultato finale.

Per farvi capire cosa intendo, provate per un attimo a riformulare la frase “scrivere un libro su questo argomento” in “scrivere un testo su questo argomento”.

Cosa cambia? In apparenza solo una parola, in realtà cambia tutto. Scrivere un testo amplia le potenzialità del contenuto, lo separa in maniera netta dal contenitore e lascia ampia libertà di manovra.

Come quel testo sarà poi confezionato non è ancora deciso: potrebbe essere un libro, un ebook, un’app o un mini sito, un blog, un portale, o diventare una raccolta di immagini, un webinar, un corso online o qualcosa di ancora diverso.

La scelta di partire dal creare un libro, di per sé non è vincolante: in qualsiasi momento sarà sempre possibile declinare quello stesso contenuto in altri formati.

Qual è quindi la differenza in questo secondo approccio? Prima di tutto c’è un fattore tempo: tempo necessario per riadattare il materiale ad un formato diverso; poi l’aspetto economico: fare il lavoro più volte significa aumentare i costi e allungare la consegna.

“Il libro deve diventare contenuto liquido” riguarda l’intero processo di lavoro.

Mentre rileggete il vostro testo, se state lavorando ad un saggio o ad un manuale, potreste notare parti che potrebbero avere dignità a sé, che potrebbero trasformarsi in spunti per whitepaper, documenti e risorse aggiuntive, aree riservate a disposizione dei vostri lettori dove poter scaricare contenuti gratuiti.

Se state lavorando ad una storia o un insieme di racconti, potreste notare personaggi e luoghi che potrebbero svilupparsi in modo indipendente.

In entrambi i casi una rilettura con questa attenzione ai dettagli potrebbe anche aiutarvi a creare materiale aggiuntivo per una ricca raccolta di contenuti per i vostri canali social, destinati ad esempio ad ospitare un po’ di dietro le quinte della creazione della vostra opera.

Solo alla fine della scrittura del testo, si può decidere quale veste dovrà avere quel contenuto: libro, ebook, sito web, applicazione per smartphone o tablet; infine si passa alla fase di pubblicazione nel formato o nei formati scelti.

Più in generale, quando si lavora con i contenuti è come se avessimo di fronte tanti ingredienti, a volte anche incompatibili tra di loro, con i quali poter preparare pietanze diverse: potrebbero esserci parti di testo che non sono adatte per il formato scelto, ma si potranno usare in qualche altro modo, declinare in altri formati e contesti.

Nascono così porzioni di contenuto da utilizzare in modo diverso, come anticipazioni o approfondimenti da pubblicare online, spunti per una campagna di promozione, materiale extra da far scaricare per chi prenota in anticipo il prodotto o previa registrazione su un sito dedicato.

È quello che è accaduto ad esempio con i contenuti extra su DVD e Blu-ray che integrano e arricchiscono l’esperienza del film con più informazioni e dettagli; scelta analoga per i contenuti multimediali allegati alla vendita dei calendari che racchiudono il backstage del servizio e altre curiosità.

Tutti questi contenuti possono a loro volta diventare materiale prezioso da centellinare o distribuire a piene mani sui social network e avviare quei processi di passaparola spontaneo che è uno dei punti di forza dei social media.

Per raggiungere questi obiettivi il libro deve diventare liquido, sarà compito di un buon editor, plasmarlo e forgiarlo nel modo migliore, dandogli di volta in volta la giusta forma.

Il contenuto è liquido, è un fiume che dalla fonte scende a valle e si dirama, si divide e si allunga per arrivare sempre più lontano portando con sé la conoscenza di cui è messaggero.

Pensare al contenuto in forma liquida rompe gli schemi della gabbia fissa del libro e amplia gli orizzonti della comunicazione per navigare nell’oceano dei social network.

Se da una parte l’indice del libro può diventare una mappa, il territorio della vostra conoscenza su quell’argomento è sicuramente più ampio e vasto.

Focalizzatevi sul territorio, contiene molti più contenuti e storie da raccontare.

La vostra comunicazione sui social racconta il territorio, lasciando al testo il compito di sintetizzare i concetti in una mappa.

E’ la conoscenza del territorio che rende le guide esperte, non il fatto che sanno orientarsi sulla mappa.

Sia che scegliate un viaggio avventura, sia che siate un eroe sperduto che deve trovare la sfera magica e salvare principesse e principi è ad una guida esperta che vi affidate e la scegliete per la sua conoscenza ed esperienza di quel territorio.

Come autori il vostro compito è raccontarvi come guide, plasmare il contenuto della vostra conoscenza e adattarlo di volta in volta al mezzo più adatto, in questo modo rinforzerete la vostra credibilità e la fiducia che i lettori riporranno in voi.

 

Photo by Bia Andrade on Unsplash

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